Quando consideriamo il futuro, ci confrontiamo con due principali tipi di incertezze: quelle sulle quali abbiamo qualche tipo di informazione, e quelle dove possiamo basarci solo sulla nostra esperienza.

Nel primo caso, se ce ne fosse bisogno, possiamo ad esempio affidarci alle previsioni del tempo, ai foglietti illustrativi dei medicinali, alle brochure dei fondi per il pensionamento e consultare quindi possibili risultati e probabilità di determinati eventi futuri (rispettivamente soleggiato o meno, possibili controindicazioni, e profitti potenziali). Nel secondo caso, se consideriamo ad esempio un appuntamento galante, o quando fare il back-up dei file del nostro computer, o se attraversare o meno un incrocio congestionato e pericoloso, possiamo affidarci unicamente alla nostra esperienza pregressa.

Moltissimi studi – come ad esempio quelli di Hertwig, Weber & Erev (2004) – dimostrano come le decisioni basate sull’esperienza e sull’informazione differiscano drasticamente. Non solo, quando affrontiamo situazioni che mettono in gioco l’esperienza, gli eventi recenti hanno un ruolo decisamente più importante rispetto a quelli più lontani nel tempo. In questo senso, anche il luogo dove viviamo gioca un ruolo fondamentale nel costruire le nostre esperienze, se pensiamo ad esempio al cambiamento climatico. Anche se due persone leggono gli stessi rapporti sui cambiamenti climatici, ma hanno vissuto due inverni molto diversi (uno mite e l’altro molto freddo), avranno opinioni diversi sul cambiamento del clima.

Non sappiamo però ancora come queste esperienze personali vengano integrate all’interno di un gruppo sociale, e questo complica notevolmente la nostra comprensione delle dinamiche che determinano le opinioni sul cambiamento climatico.