I mmaginate che un marinaio veda delle nubi che si addensano all’orizzonte, ma valuti che la tempesta che si avvicina non sia abbastanza forte da metterlo in difficoltà. La mattina dopo, si ritrova nel bel mezzo di un uragano. In questa situazione, il problema del marinaio è chiaramente legato ad imperfezioni informative, non ad eccessiva impazienza.

Ora immaginate che una famiglia si avvalga dei servizi di un commercialista che li informa che le spetta un rimborso di 1.000 Euro da parte del fisco. Le vengono presentate due alternative: ricevere 900 Euro subito, o  aspettare 4 settimane per ricevere la totalità dell’importo. La famiglia decide di accettare i 900 euro subito. Siamo di fronte ad un comportamento motivato da impazienza, o semplicemente da scetticismo nei confronti dell’affidabilità del fisco?

Nel corso dell’ultimo secolo, gli economisti hanno ipotizzato che gli agenti avessero preferenze temporali forti e stabili. Le teorie tradizionali di scelta intertemporale partono dall’assunto che gli individui attribuiscono poca importanza al futuro rispetto al presente. Più di recente, le teorie di present bias o hyperbolic discounting hanno formalizzato una vasta evidenza empirica sulle contraddizioni in cui gli individui cadono quando scelgono tra costi e benefici che si verificano in tempi diversi. In particolare, gli individui sembrano scontare il futuro a tassi molto più alti nel breve che nel lungo periodo.

Ad esempio, immaginate che vi chieda di scegliere oggi se tra una settimana vorrete mangiare della frutta o del cioccolato. Cosa scegliereste? Circa il 74% degli individui posti di fronte a questa scelta in un esperimento ha scelto la frutta. Ora invece immaginate che vi chieda oggi di scegliere se consumare frutta o cioccolato oggi stesso. Cosa scegliereste? Il 70% dei partecipanti allo stesso esperimento ha scelto il cioccolato.

Un altro esempio famoso di questo tipo di comportamento è costituito da uno studio sulle scelte compiute dagli individui tra film ‘impegnati’ (es. Schindler’s list) o “leggeri” (es. 4 matrimoni e un funerale). Quando scelgono cosa guardare la sera stessa, il 66% dei soggetti sceglie un film leggero, mentre questa percentuale scende al 37% quando la scelta riguarda cosa guardare la settimana successiva.

Questi esempi ci dicono che le persone vogliono gratificazioni immediate nel breve periodo, mentre desiderano ciò che è meglio per loro nel lungo periodo. Questa incoerenza influisce in modo significativo sulle decisioni che gli individui prendono in molti contesti importanti, dai risparmi, alla prevenzione delle malattie, fino probabilmente alla tutela dell’ambiente. Un’ampia letteratura  di economia comportamentale ha individuato nelle preferenze intertemporali la fonte di tale incoerenza, e definito e testato degli interventi di policy in grado di  aiutare gli individui a superare questi problemi di coerenza, da commitment devices -ovvero meccanismi che consentono alle persone di ‘legare le mani’ al proprio io futuro, impegnandosi a comportarsi in un certo modo nel lungo periodo- alla definizione di default -ovvero di ciò che accade quando gli individui accettano lo status quo, evitando di scegliere attivamente ciò che desiderano- o alla semplificazione degli ambienti decisionali.

Tuttavia, come ci suggeriscono gli esempi riportati qui sopra, è possibile che le preferenze personali non spieghino tutto. David Laibson è uno dei nomi fondamentali della letteratura sul hyperbolic discounting e time inconsistency. Durante un recente convegno, ha presentato un modello alternativo, basato su un’altra corrente teorica ben radicata nell’economia tradizionale, che formalizza i trade-offs intertemporali come derivanti da problemi di informazione imperfetta.

Un punto centrale di questa teoria è che la miopia, ossia la mancanza di lungimiranza, o come l’ha definita Pigou nel 1920 “una capacità telescopica difettosa” ci porta a vedere il futuro (e il passato) in scala minore. Quando gli individui valutano opzioni alternative, cercano di stimare l’utilità che potrebbe derivare da ognuna di queste possibili scelte. Più un evento è in là nel futuro, più imprecisa sarà la stima dell’utilità che ne potrebbe derivare. Man mano che il futuro si avvicina, questo modello prevede incoerenze nelle scelte degli individui simili a quelli previsti dalla teoria di present bias.

Questo modello è particolarmente affascinante per un economista empirica come me soprattutto perché sembra rispecchiare la realtà. È anche capace di fornire un’interpretazione unica per delle regolarità empiriche che i modelli di hyperbolic discounting fanno fatica a spiegare.

Una prima sfida posta alle teorie che si basano su preferenze temporali incoerenti è che ci aspetteremmo una richiesta di commitment devices da parte degli individui consapevoli di avere problemi di incoerenza temporale. Tuttavia, la domanda di commitment devices è rara sia nei mercati reali (pensate alle eccezioni costituite dai personal trainers o dai software per limitare la navigazione su web), che in quelli sperimentali, dove i soggetti tipicamente non sono disposti a pagare per avere la possibilità di vincolare il proprio comportamento futuro. La teoria basata sulla miopia spiega la scarsa domanda di commitment devices, dal momento che l’incoerenza nelle preferenze non è dovuta a problemi di autocontrollo, ma semplicemente di informazione imperfetta.

In secondo luogo, la relazione osservata empiricamente tra apprendimento e tasso di sconto non trova spiegazione all’interno dei modelli di hyperbolic discounting, ma viene invece facilmente spiegata dalla teoria basata sulla miopia. Numerose studi mostrano infatti che esiste una relazione inversa tra tasso di sconto ed età, QI e risorse cognitive disponibili. Non è chiaro perché la present bias dovrebbe diminuire a fronte di queste variabili, mentre è abbastanza intuitivo che una maggiore esperienza con le decisioni intertemporali, la capacità di capire e prevedere situazioni future complesse, e la possibilità di devolvere risorse cognitive alla valutazione di scenari futuri possano ridurre l’imprecisione di queste valutazioni e pertanto portare gli agenti ad attribuire maggiore importanza al loro futuro.

Infine, la teoria basata sulla miopia spiega alcuni risultati empirici che mostrano la presenza di tassi di impazienza diversi in contesti decisionali diversi – ad esempio che rappresentare le scelte intertemporali con la terminologia propria degli investimenti porta gli individui a fare scelte più lungimiranti – meglio del modello classico. Gli individui stimano più facilmente la loro utilità futura nei contesti in cui hanno maggiore esperienza, e quindi mostrano di attribuire maggiore importanza al futuro in tali contesti che in altri, dove la loro capacità di stima è più limitata.

Quali sono le implicazioni del modello basato sulla miopia per i comportamenti di conservazione dell’ambiente? Prima di tutto, questa teoria spiega perché gli individui sembrano molto poco lungimiranti quando valutano le conseguenze delle loro azioni sul clima e l’ambiente: l’incertezza nello stimare l’utilità futura derivante da comportamenti ’verdi’ è molto alta, quindi il futuro viene tenuto in bassa considerazione in questo contesto decisionale. E questo non perché gli individui non tengano al loro futuro, a quello del pianeta o a quello dei loro figli, ma perché non riescono a stimare l’utilità che deriveranno dai loro comportamenti.

Immaginiamo che io stia considerando di acquistare un frigorifero. Non voglio spendere troppo e voglio preservare l’ambiente per il futuro, ma non ho idea di quanto costi in termini di consumi energetici il mio frigorifero attuale inefficiente (e di quale sia la perdita di utilità legata a questo costo), né quanto spenderò in energia grazie ad un frigorifero efficiente, né il valore che questi risparmi avranno per me in termini di utilità futura. Quindi, quando dovrò scegliere il nuovo frigo, potrei finire per scegliere un modello inefficiente.

Una seconda implicazione di questo modello è quindi il ruolo che attribuisce ad educazione, informazione ed esperienza nel promuovere comportamenti ’verdi’. Se potessi capire meglio la relazione tra consumi energetici e costi monetari, questo mi permetterebbe di immaginare meglio come la mia futura utilità cambierebbe sostituendo il mio frigorifero con uno efficiente. Questo implica che interventi volti a rendere l’informazione sui consumi energetici più trasparente dovrebbero influenzare i comportamenti di acquisto e uso dei prodotti che fanno uso di energia. Non solo, un simile effetto sulle scelte di consumo potrebbe essere prodotto da strumenti che mi permettessero di conoscere i costi effettivi dell’energia consumata dal mio attuale frigorifero. Tale conoscenza dovrebbe accrescere la mia capacità di predire l’utilità futura legata all’acquisto di un nuovo frigorifero.

Queste considerazioni aprono ampie opportunità per far sì che gli sviluppi tecnologici legati all’internet delle cose possano essere un volano per comportamenti energetici più efficienti.

Infine, educare adeguatamente le persone sui trade-offs legati all’efficienza energetica al momento dell’acquisto di beni che sono sostituiti di frequente, come le lampadine, potrebbe generare effetti indiretti sull’efficienza di beni acquistati meno di frequente, ma con impatti  più rilevanti, sia in termini economici che ambientali, come i grossi elettrodomestici. Queste sono solo alcune delle importanti aree di ricerca che stiamo esplorando in COBHAM.